Proiezione video della performance di Paola Ponti
Oolalala Gallery
Paola Ponti, artista mantovana che da oltre vent’anni fa del corpo uno strumento di ricerca e il luogo in cui dare forma a esperienze personali e collettive.
L’azione performativa è stata realizzata sulla spiaggia libera di Carovigno, in provincia di Brindisi, in un contesto quotidiano e non teatrale, sotto lo sguardo dei bagnanti. Sabbia, polvere e silenzio sono gli elementi con cui l’artista porta sulla pelle il tema della guerra, della perdita e della sofferenza. Nata nei primi giorni di un nuovo conflitto europeo, l’opera non si riferisce a una guerra sola: ne raccoglie le sofferenze e le riporta a una dimensione fisica e universale. Il sudario diventa immagine del lutto e dell’assenza, condizione che attraversa corpi e comunità al di là dei confini.
Al centro c’è il corpo di Ponti. La sabbia viene gettata progressivamente sulla sua figura, fino ad avvolgerla e a limitarne il respiro: la polvere si fa peso, impedimento, materia che ricopre e soffoca. Il corpo diventa superficie su cui si deposita, letteralmente, il dolore del mondo. Il linguaggio è essenziale e primitivo (movimento, suono, materia, silenzio) e rinuncia a ogni rappresentazione narrativa per restituire la percezione della guerra attraverso il limite, la fatica, il respiro.
Decisiva è la presenza degli spettatori, coinvolti in un’azione che si svolge nello spazio pubblico, senza distanza prestabilita tra scena e pubblico. Chi assiste non resta esterno: la trasformazione del corpo dell’artista suscita una risposta fisica ed emotiva e rende ciascuno parte della situazione.
La proiezione porta l’opera dalla spiaggia di Carovigno a Torino, dalla dimensione aperta e contingente della performance a quella della sua restituzione video. Nasce così una nuova geografia dell’opera, che incontra altri spettatori e acquisisce nuove possibilità di lettura. Sudario30 dialoga con il tema della rassegna non solo perché parla di conflitti e territori, ma perché mostra come dolore, memoria ed esperienza oltrepassino i confini: la guerra può essere lontana nello spazio, ma è nel corpo che le sue conseguenze si percepiscono. Paola Ponti sposta il conflitto dalla geografia dei territori alla geografia del corpo, trasformando una performance in un’esperienza condivisa tra luoghi, persone e tempi diversi.