NEVICA E IO NON PROVO NIENTE
Videoperformance – LIBEROTRANSITO
In NEVICA E IO NON PROVO NIENTE, LIBEROTRANSITO indaga la distanza che l’essere umano può instaurare con la propria coscienza, fino a trasformare la protezione dalle emozioni in una forma di anestesia.
Al centro dell’immagine, una superficie bianca separa il corpo della performer Beatrice Orsini dallo sguardo. Il corpo è presente, ma non si offre interamente alla visione: emergono soltanto le mani e le braccia, frammenti di una presenza che tenta di attraversare ciò che la nasconde. La superficie diventa così una rappresentazione concreta di una distanza interiore, di quella separazione progressiva dalla propria parte più profonda e intima.
I movimenti della performer sono lenti, misurati, quasi trattenuti. Le mani cercano, si appoggiano, sembrano esplorare una possibilità di contatto che tuttavia non si compie mai. È un movimento senza incontro: il corpo sembra avvicinarsi a qualcosa che appartiene a sé stesso, senza riuscire realmente a raggiungerlo.
La neve evocata dal titolo introduce un’immagine di silenzio e immobilità. Nevica e io non provo niente: qualcosa accade, ma non produce più una risposta. L’evento esterno scivola sulla superficie dell’individuo senza riuscire a penetrarlo, mentre le emozioni vengono progressivamente attenuate, filtrate, neutralizzate.
L’opera riflette così su una condizione contemporanea in cui l’apatia può diventare una modalità di sopravvivenza: non sentire per non essere feriti, non partecipare per non essere coinvolti, non entrare in contatto per non esporsi. Ma nell’allontanamento dalle emozioni si produce anche una perdita di relazione con sé stessi e, inevitabilmente, con l’altro.
La performer rimane dunque separata, come se il corpo conoscesse ancora il desiderio di incontrarsi, mentre la coscienza avesse già imparato a non rispondere.