Serie di installazioni e allestimenti che espongono alcune parti della ricerca artistica e dei processi che la sostengono. Tecniche tradizionali e sperimentali concorrono a individuare possibilità:
∗ immagini ∗ scultura ∗ disegno ∗ progetti ∗ pittura ∗ installazioni∗
Progetti e immagini non è solo un titolo: indica un fare in cui progettazione e immagine si tengono insieme, come parti di un processo che rende visibile ciò che nasce nell’interiorità e prende forma attraverso l’atto creativo. La ricerca si manifesta in forma pluridirezionale, talvolta caotica, vortiginosa. L’interiorità “lavora”, il vortex1 lavora come spinta, come forza di rotazione della ricerca stessa.
Il processo appare irregolare: alterna momenti di velocità a momenti di lentezza, fino a toccare una sospensione quasi immobile. Si apre allora a una vivacità circolare, a un turbine di mescolamenti in cui, al compiersi di un ciclo o al manifestarsi di una necessità, qualcosa emerge. Ciò che affiora si esteriorizza per diventare palpabile: si scruta, si dispone, si installa2. L’installare diventa così il fare, la tecnica3 dell’adoperare le tecniche. Agire su possibilità e porosità, sui punti di passaggio da cui lo sguardo e la materia possono penetrare.
È un’indagine nell’arte e nelle urgenze del presente, una postura dell’artista come ricercatore ed esploratore di possibilità formali, morfologiche ed estetiche. Il fare consolidato — pittura, scultura, disegno, ritocco, rielaborazione — non si limita ad affiancare strumenti tecnologici più recenti, come il video, tecnologia e gli schermi luminosi, ma interviene sul medesimo campo di accelerazione dell’immagine contemporanea, fatta di frame, frequenze e apparizioni fugaci.
“Anche ciò che è più innaturale è naturale.”
Il presente si impone come una pressione continua: un flusso ininterrotto di immagini, notizie, stimoli e comunicazioni sempre più rapide e condensate, che tende a comprimere l’esperienza. In questo scenario, il fare artistico interviene come contro-tempo: rallenta, distacca, sospende, e apre uno spazio di resistenza rispetto all’accelerazione del presente. È qui che l’azione dell’artefice si afferma, anche dove l’attualità sembra assoluta, nitida, iperdefinita, proiettata sul mondo. Con i suoi intrecci, rielabora e mescola materia, storia dell’arte in senso warburghiano, conoscenza e altre necessità.
Dopo queste rielaborazioni emergono elementi da installare: cose da vedere, da sentire, da pensare.
Laurentiu Adrian Craioveanu (nato nel 1987 a Drăgășani, Romania) ha studiato nelle scuole d’arte di Timișoara prima di trasferirsi in Italia, dove si è diplomato al Liceo Artistico C. Piazza (Lodi) nel 2005 e all’Accademia di Brera (Milano) nel 2012 con lode in scultura. Successivamente si è specializzato in arti visive (2015) con una tesi su “Il sapere incomunicabile: Interiorità, Empatie, Metafore”. Lavora a Bergamo, gestisce LAC OPEN STUDIO e prosegue la sua ricerca artistica e curatoriale