Piccole creature dell’Isolotto
Gianluca Malgeri
Un progetto di arte urbana per il Giardino delle Erbacce
Nell’ambito del progetto Il mondo salvato dai ragazzini, promosso dalla Compagnia Virgilio Sieni, lo scultore Gianluca Malgeri è stato invitato a condurre un workshop con i bambini sul tema del bestiario, una ricerca che aveva sviluppato per la sua ultima mostra personale.
Il laboratorio è stato un percorso di immaginazione e di trasformazione della materia. Con il filo di alluminio, leggero e docile, i bambini hanno dato forma ad animali fantastici: piccoli esseri sospesi tra il mondo naturale e quello dell’immaginazione. Da qui la ricerca è uscita nello spazio pubblico e ha preso corpo in Piccole creature dell’Isolotto, una scultura di grandi dimensioni che ingrandisce le figure nate al tavolo di lavoro e le fa dialogare con l’opera di Malgeri presente nel giardino. Lasciato il tavolo, gli animali hanno trovato una nuova casa nel Giardino delle Erbacce, dove abitano il paesaggio, le piante e il passaggio quotidiano delle persone.
Il Giardino delle Erbacce è un luogo carico di significato. È dedicato anche alla memoria delle semenze e custodisce il ricordo di un paesaggio precedente al nuovo quartiere, un suolo in cui la vita vegetale veniva prima dell’espansione urbana. Oggi questo spazio verde tiene insieme l’Isolotto storico, nato negli anni Sessanta anche nel clima politico e sociale promosso da Giorgio La Pira, e le strade e le urbanizzazioni più recenti.
In questo contesto le presenze di filo di ferro riaccendono lo sguardo sul paesaggio e sulle sue trasformazioni. Nate dall’incontro tra l’immaginazione dei bambini, il gesto dell’artista e un materiale leggero e modellabile, sembrano appartenere a un mondo possibile, dove natura e fantasia possono ancora generare forme inattese di convivenza.
In occasione della Giornata del Contemporaneo, il progetto aderisce valorizzando un’opera già realizzata e visitabile in modo permanente. È un’esperienza di arte urbana che non chiede di entrare in un museo o in uno spazio espositivo: vive nel giardino, a contatto quotidiano con il quartiere e i suoi abitanti. E mostra che un processo artistico può essere davvero condiviso: l’esperienza dei bambini non resta chiusa nel laboratorio, ma diventa una presenza concreta e duratura nel territorio. Ingrandite e restituite alla comunità, le loro creature entrano a far parte di un paesaggio collettivo, un invito a immaginare nuovi mondi e a riconoscere, anche nei luoghi più ordinari della città, lo spazio aperto dell’arte contemporanea.