Data la missione di AMACI – Associazione fondata nel 2003 con lo scopo di promuovere i linguaggi dell’arte contemporanea, di supportare lo sviluppo delle politiche istituzionali per il contemporaneo e di definire linee guida per una comune strategia culturale per i musei d’arte contemporanea – e la nuova e crescente necessità di analizzare le più recenti pratiche museali, Museums at the ‘Post-Digital’ Turn non si è interrogato su “cosa sta accadendo?” ma su una questione più urgente e durevole: “quali saranno gli scenari futuri?“. Le rivoluzioni tecnologiche, i nuovi equilibri geopolitici, i cambiamenti economici e ambientali hanno posto le istituzioni culturali di fronte a una sfida generazionale che le invita a riscrivere il proprio ruolo e ad aggiornare le proprie pratiche operative. Il convegno ha affrontato un aspetto cruciale del nostro tempo, che ha portato a un cambiamento radicale nei modi di produrre e fruire le opere d’arte, mettendo il museo d’arte contemporanea di fronte alla necessità di una riflessione approfondita e trasversale.
Negli ultimi dieci anni, le connessioni e interconnessioni tra reti e l’uso della tecnologia digitale sono diventati elementi normali della vita quotidiana. Questi concetti, alla base dello sviluppo di internet, sono diventati parte integrante del modo in cui consideriamo la nostra esistenza, in una visione del mondo che avvolge la totalità della vita contemporanea, dal nostro rapporto con gli oggetti quotidiani alla struttura ramificata delle dinamiche sociali. L’arte e il sistema dell’arte hanno abbracciato questo cambiamento – la cosiddetta “svolta post-digitale” – avviando una trasformazione sostanziale.
La condivisione in tempo reale di immagini e informazioni attraverso dispositivi digitali ha portato a una sempre maggiore radicalizzazione della pratica artistica, minando il concetto di unicità a favore di un principio di “interconnessione”. Oggi, la visione “online” quasi sempre anticipa quella nella vita reale (anzi, a volte la sostituisce completamente), e un numero sempre maggiore di opere d’arte viene creato in modo specifico per essere visto sullo schermo. Le conseguenze di questo fenomeno della moltiplicazione e della diffusione mettono in discussione le convenzioni espositive, le dinamiche della mediazione e i ritmi di produzione e legittimazione delle piattaforme tradizionali, a favore di processi più immediati. L’approvazione, che può essere ottenuta molto più rapidamente che in passato, sembra essere sempre meno espressione di giudizi elaborati e sempre più un problema collettivo di visibilità, della sopravvivenza dell’immagine all’interno della sfera online. Una sfera che, in relazione al processo di progressiva integrazione tra spazio fisico e digitale, emerge sempre più come luogo materiale: non una zona virtuale, un’alternativa alla realtà, ma qualcosa di concreto che permea la nostra vita quotidiana. Non sorprende che l’incursione delle reti digitali nelle varie fasi di produzione e di visualizzazione dell’opera d’arte non corrisponda a una nuova fase del processo di dematerializzazione che risale alle neo-avanguardie, ma piuttosto a una reinterpretazione del pensiero realista e materialista – da artisti, critici e curatori – in alternativa agli approcci postmoderni e post-strutturalisti.
All’interno di questa cornice di riferimento, il convegno ha posto alcuni quesiti fondamentali: Cosa ha in serbo per il museo? Che ruolo può giocare il museo come istituzione nello spazio fisico web? Quali cambiamenti sono in atto nelle pratiche curatoriali, nelle strategie espositive, nelle politiche di raccolta, collezionismo e conservazione, nelle tecniche di mediazione e nei sistemi di insegnamento? Come è cambiata la relazione con il pubblico e quanto continuerà a cambiare negli anni a venire? Quali risultati – in termini di consenso, incidenza, capacità persuasiva e critica dei progetti museali – è giusto aspettarsi da un sistema di fruizione e ratifica sempre più “esternalizzato”? Quale ruolo potrà giocare la storia dell’arte negli anni a venire e in che modo dialogherà con l’azione sempre più fluida dei musei?











