3 Novembre 2017 2017

Museums at the “Post-Digital” Turn

Museo Ventuno, una nuova piattaforma di ricerca dedicata alle trasformazioni dei musei d’arte contemporanea.

Il convegno Museums at the “Post-Digital” Turn (03 – 04 novembre 2017, OGR di Torino) è un progetto di AMACI, a cura di Lorenzo Giusti (membro del consiglio direttivo AMACI e Direttore del Museo MAN di Nuoro) e Nicola Riccardi (Direttore artistico delle OGR di Torino), organizzato nell’ambito di “Museo Ventuno”, una nuova piattaforma di ricerca dedicata alle trasformazioni dei musei d’arte contemporanea. La rivoluzione tecnologica ha posto le istituzioni culturali di fronte ad una sfida generazionale che le invita a riscrivere il proprio ruolo e ad aggiornare le proprie pratiche operative. Il convegno ha affrontato un aspetto cruciale del nostro tempo, che ha portato ad un cambiamento radicale nei modi di produrre e fruire le opere d’arte, mettendo il museo d’arte contemporanea di fronte alla necessità di riflessione approfondita e trasversale.

Data la missione di AMACI – Associazione fondata nel 2003 con lo scopo di promuovere i linguaggi dell’arte contemporanea, di supportare lo sviluppo delle politiche istituzionali per il contemporaneo e di definire linee guida per una comune strategia culturale per i musei d’arte contemporanea – e la nuova e crescente necessità di analizzare le più recenti pratiche museali, Museums at the ‘Post-Digital’ Turn non si è interrogato su “cosa sta accadendo?” ma su una questione più urgente e durevole: “quali saranno gli scenari futuri?“. Le rivoluzioni tecnologiche, i nuovi equilibri geopolitici, i cambiamenti economici e ambientali hanno posto le istituzioni culturali di fronte a una sfida generazionale che le invita a riscrivere il proprio ruolo e ad aggiornare le proprie pratiche operative. Il convegno ha affrontato un aspetto cruciale del nostro tempo, che ha portato a un cambiamento radicale nei modi di produrre e fruire le opere d’arte, mettendo il museo d’arte contemporanea di fronte alla necessità di una riflessione approfondita e trasversale.

Negli ultimi dieci anni, le connessioni e interconnessioni tra reti e l’uso della tecnologia digitale sono diventati elementi normali della vita quotidiana. Questi concetti, alla base dello sviluppo di internet, sono diventati parte integrante del modo in cui consideriamo la nostra esistenza, in una visione del mondo che avvolge la totalità della vita contemporanea, dal nostro rapporto con gli oggetti quotidiani alla struttura ramificata delle dinamiche sociali. L’arte e il sistema dell’arte hanno abbracciato questo cambiamento – la cosiddetta “svolta post-digitale” – avviando una trasformazione sostanziale.

La condivisione in tempo reale di immagini e informazioni attraverso dispositivi digitali ha portato a una sempre maggiore radicalizzazione della pratica artistica, minando il concetto di unicità a favore di un principio di “interconnessione”. Oggi, la visione “online” quasi sempre anticipa quella nella vita reale (anzi, a volte la sostituisce completamente), e un numero sempre maggiore di opere d’arte viene creato in modo specifico per essere visto sullo schermo. Le conseguenze di questo fenomeno della moltiplicazione e della diffusione mettono in discussione le convenzioni espositive, le dinamiche della mediazione e i ritmi di produzione e legittimazione delle piattaforme tradizionali, a favore di processi più immediati. L’approvazione, che può essere ottenuta molto più rapidamente che in passato, sembra essere sempre meno espressione di giudizi elaborati e sempre più un problema collettivo di visibilità, della sopravvivenza dell’immagine all’interno della sfera online. Una sfera che, in relazione al processo di progressiva integrazione tra spazio fisico e digitale, emerge sempre più come luogo materiale: non una zona virtuale, un’alternativa alla realtà, ma qualcosa di concreto che permea la nostra vita quotidiana. Non sorprende che l’incursione delle reti digitali nelle varie fasi di produzione e di visualizzazione dell’opera d’arte non corrisponda a una nuova fase del processo di dematerializzazione che risale alle neo-avanguardie, ma piuttosto a una reinterpretazione del pensiero realista e materialista – da artisti, critici e curatori – in alternativa agli approcci postmoderni e post-strutturalisti.

 

All’interno di questa cornice di riferimento, il convegno ha posto alcuni quesiti fondamentali: Cosa ha in serbo per il museo? Che ruolo può giocare il museo come istituzione nello spazio fisico web? Quali cambiamenti sono in atto nelle pratiche curatoriali, nelle strategie espositive, nelle politiche di raccolta, collezionismo e conservazione, nelle tecniche di mediazione e nei sistemi di insegnamento? Come è cambiata la relazione con il pubblico e quanto continuerà a cambiare negli anni a venire? Quali risultati – in termini di consenso, incidenza, capacità persuasiva e critica dei progetti museali – è giusto aspettarsi da un sistema di fruizione e ratifica sempre più “esternalizzato”? Quale ruolo potrà giocare la storia dell’arte negli anni a venire e in che modo dialogherà con l’azione sempre più fluida dei musei?

Scarica il programma!

Il 3 e 4 novembre 2017, alle OGR di Torino, Museums at The ‘Post-Digital’ Turn si è articolato in sette diversi momenti di approfondimento con lecture e presentazioni di Claire Bishop (Professore, CUNY Graduate Center), Cécile B. Evans (Artista), Lauren Cornell (Direttore del CCS Bard’s Graduate Program e Chief Curator all’Hessel Museum of Art, NY), Liam Gillick (Artista), Boris Groys (Filosofo e Critico d’Arte), Christiane Paul (Professore Associato, School of Media Studies, The New School; Curatore Aggiunto per Digital Art, Whitney Museum) e Domenico Quaranta (Critico d’Arte, Professore e Curatore). Le sessioni di approfondimento sono state condotte da moderatori e intervistatori come Gabriella Belli (Direttore, Fondazione Musei Civici di Venezia), Carolyn Christov-Bakargiev (Direttore, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino), Lorenzo Giusti (Direttore, Museo MAN, Nuoro), Letizia Ragaglia (Direttore, MUSEION, Bolzano), Nicola Ricciardi (Direttore Artistico, OGR, Torino) e Andrea Viliani (Direttore, Museo MADRE, Napoli).

Il convegno ha incluso anche una sezione scientifica coordinata da Gail Cochrane (Politecnico di Torino, Dipartimento di Architettura e Design) e Pier Paolo Peruccio (Politecnico di Torino, Dipartimento di Architettura e Design), con panel e contributi di ricercatori provenienti da prestigiose Università e Istituti internazionali, tra cui Sara Abram (Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, Scuola di specializzazione avanzata, Torino), Lily Diaz-Kommonen (Aalto University, Helsinki), Claudio Germak (Politecnico di Torino), Michael Grugl (Rhode Island School of Design, Providence), Cecilia Hurley-Grenier (École du Louvre, Parigi), Sanneke Stigter (Università di Amsterdam), Hélène Vassal (Centre Pompidou – École du Louvre, Parigi), Malene Vest Hansen (Università di Copenhagen) e Victoria Walsh (Royal College of Art, Londra).

Il convegno è stato ospitato all’interno delle OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino, nuovo centro di produzione culturale e di sperimentazione interdisciplinare di oltre 20.000 metri quadrati, che ha inaugurato nel settembre 2017 grazie al sostegno fondamentale della Fondazione CRT. L’approfondita esplorazione dei vari ambiti di funzionamento del museo d’arte contemporanea è un tema fondamentale sia del convegno che del luogo che ha ospitato l’evento. OGR è infatti il risultato dell’ambizione di riunire due anime, quella della ricerca artistica e quella dell’innovazione, unendo idee e valori della creatività con gli strumenti e i linguaggi delle nuove tecnologia all’interno di un suggestivo scenario architettonico post-industriale.

@NERO, VL9 Photography

Il convegno si è tenuto in inglese, con traduzione simultanea in italiano. Gli atti sono stati pubblicati da Mousse Publishing in due lingue come parte del primo numero della serie dal titolo Museo Ventuno – Museum Twenty One.

Il convegno è stato promosso da AMACI, realizzato con il patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, di ICOM Italia, della Regione Piemonte e del Comune di Torino.