mi som padronga dla ciav dal cagadù

la fotografia come un atto di giustizia poetica e la performance come affermazione identaria a cura di Loredana Galante e Giacomo Pomati

loredana galante
Evento

Quando

10/10/2026

15:30 - 17:30

Dove

Via dottor Magnani
Breme (Pavia)

Ingresso

messaggio prenotazione via whatsapp 3388834826
Website

Presentazione dell’opera fotografica Rosa per sempre
Happening Mi som padronga dla ciav dal cagadù”
10 ottobre 2026, Cortile Pomati, via Magnani 47, Breme Lomellina
a cura di Loredana Galante e Giacomo Pomati con la partecipazione della Banda di Mede, i pasticcini di Chilò ed attori non professionisti

Questa fotografia non è solo un frammento di memoria, ma il fulcro visivo e concettuale di un happening performativo che riabilita la storia invisibile delle nostre radici. Lo scatto ritrae la bisnonna e un bambino in un’ambientazione rurale autentica. L’immagine si inserisce con forza nelle atmosfere del cinema neorealista, sposandone l’estetica della verità: la luce naturale che modella i corpi, i volti non idealizzati e l’uso di uno spazio vissuto come scenografia parlante. Come nei capolavori del realismo cinematografico, la dignità dei soggetti emerge dalla spontaneità di uno sguardo fiero che dialoga direttamente con la macchina fotografica.
L’opera trova il suo pieno compimento nella dimensione della performance commemorativa. All’interno di un quadro festoso di stile popolare – animato da una banda, vino, pasticcini e attori non professionisti che incarnano la verità dei corpi della strada – la fotografia diventa un manifesto di denuncia sociale e giuridica.
Il contrasto tra la serenità fiera della donna e la durezza della sua condizione storica è brutale. Fino alla Riforma del Diritto di Famiglia del 1975, le mogli non ereditavano la proprietà dei beni del marito, ma solo l’usufrutto. L’ironica e tragica citazione della bisnonna Rosa Cagni Pomati che guida la performance – “Mi som padronga dla ciav dal cagadù” (l’unica mia proprietà è la chiave del gabinetto) – trova in questo scatto una straordinaria metafora visiva. Le mani forti e nodose della bisnonna, escluse per legge dalla proprietà della terra e della casa che pure custodiva, stringono il bambino, primogenito del primogenito del suo primogenito, nell’unico possesso che nessuno poteva sottrarle: l’autorità dell’affetto e la trasmissione delle radici.
In questo contesto, la fotografia cessa di essere un nostalgico album di famiglia e si trasforma in un atto di giustizia poetica: restituisce centralità e possesso storico a chi, per legge, non possedeva nulla, consegnando quel patrimonio di resilienza alle generazioni future.

Ente

Associazione Ubik

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20158 Milano (Milano)
Lombardia
Italia

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