I Diari del Cigno Nero

La mostra personale di Florencia Martinez

Florencia Martinez
Mostra

Quando

10/10/2026

10:30 - 19:30

Dove

Via San Maurilio, 14, 20123 Milano (Milano)

Il titolo prende spunto dal celebre saggio Il cigno nero (Nassim Nicholas Taleb) reinterpretandone il significato. Se il “cigno nero” rappresenta l’evento imprevedibile capace di modificare radicalmente il corso della storia, i “diari” diventano il luogo in cui quell’imprevedibilità viene registrata, sedimentata e trasformata in memoria visiva. Guerre, migrazioni, violenze, distruzione, controllo e spaesamento: eventi che fino a pochi anni fa sembravano appartenere ai libri di storia e che oggi sono tornati a occupare il nostro presente.
Più che una riflessione politica, I Diari del Cigno Nero propone un’indagine antropologica sull’essere umano contemporaneo. Martinez osserva la nostra quotidiana esposizione alle immagini della violenza, la progressiva assuefazione al dolore collettivo e quella sospensione emotiva che rischia di trasformare l’impotenza in una forma di convivenza con l’orrore.
Curata da Cristina Gilda Artese, la mostra si articola in tre nuclei tematici – Stratificazioni o Morfologia della memoria, Invisibilità e Conquiste – concepiti come capitoli di uno stesso racconto.
Il primo presenta Bulldozing, una serie di grandi opere tessili realizzate quasi esclusivamente con materiali di recupero: tessuti dismessi, frammenti e scarti vengono stratificati, cuciti e trasformati in superfici dense di memoria. Toni della terra, aranci bruciati e bruni raccontano un paesaggio continuamente demolito e ricostruito, metafora di una distruzione che investe non soltanto gli spazi fisici ma anche le relazioni sociali, le identità e la memoria collettiva. Ogni opera assume la forma di un diario materico in cui le superfici trattengono le tracce di ciò che il tempo e la cronaca tendono rapidamente a cancellare.
Il secondo ambiente accoglie una potente installazione nata da una frase pronunciata in un dibattito televisivo nel contesto del conflitto israelo-palestinese e divenuta rapidamente virale: «Mi definisca bambino». L’artista assume quella domanda, formulata nel tentativo di mettere in discussione l’innocenza delle vittime nei conflitti armati, come simbolo dello smarrimento etico del nostro tempo. Figure infantili imprigionate entro strutture nodali, ciotole che evocano la fame, corvi in ceramica e riferimenti ai sistemi di controllo e alle dinamiche del potere costruiscono un ambiente immersivo che affronta il tema della vulnerabilità senza cedere alla retorica, restituendo allo spettatore tutta la complessità di una tragedia che riguarda l’intera umanità.
Completa il percorso la serie Palazzi di cristallo, opere apparentemente più luminose e decorative che, osservate da vicino, rivelano narrazioni di migrazione, sradicamento, famiglie in cammino e destini sospesi. Una leggerezza solo apparente che invita a oltrepassare la superficie dell’immagine per coglierne la profondità simbolica.
Realizzata interamente attraverso il linguaggio della fiber art, questa mostra mette in primo piano una delle direzioni più significative della ricerca.

Ente

Gilda Contemporary Art

Via San Maurilio, 14
20123 Milano (Milano)
Lombardia
Italia

Telefono: 0236559254 Sito Web Instagram