CAR Gallery è lieta di presentare la terza mostra personale in galleria di Damien Meade (nato nel 1969 in Irlanda), che riunisce un importante nucleo di opere inedite realizzate per l’occasione. Ogni tela è quanto resta, in pittura, di una scultura d’argilla che non esiste più: il processo dell’artista comincia con innumerevoli teste e figure modellate, manipolate e fotografate, spesso rimpastate nella materia indifferenziata nel giro di poche ore, finché una di esse non trattiene il suo sguardo abbastanza a lungo da imporre la propria trasposizione pittorica. Tale modalità operativa trae origine e significato dalla consapevolezza che il colore a olio e l’argilla sono entrambi materia minerale ridotta in polvere e sospesa in un legante fluido. Dipingere un modello in creta non significa quindi soltanto restituirne l’apparenza, ma replicarne l’esistenza mediante una sostanza chimicamente affine, un cortocircuito materico determinante per la poetica dell’artista. Da un punto di vista iconografico, la ricerca di Meade
si inscrive in una linea millenaria che muove da una concezione della creazione artistica come atto capace di insufflare vita nell’opera, a cui sono riconducibili tanto i primi idoli e le immagini di culto quanto le intelligenze artificiali. Le sue opere – vive e morte, arcaiche e futuribili, regali e residuali – materializzano sulla tela una condizione liminale fra stati opposti che rifiutano di risolversi l’uno nell’altro. Nei ritratti Meade reinterpreta senza nostalgia storicista il lessico di potere e status della tradizione ritrattistica europea, da Piero della Francesca a Rembrandt, piegandolo a un presentimento di sventura che lo rende strumento di lettura del presente. Le sue teste sono effigi di un referente anonimo ed effimero che paiono provenire da un tempo di gerarchie rigide e insieme annunciare l’imminenza di un nuovo ordine feudale, quello degli oligarchi e delle macchine. Le due grandi figure in mostra proseguono un ciclo precedente incentrato su un trittico di donne embrionali evocate come streghe shakespeariane: discendenti dirette di quel gruppo, qui danzano sole nel buio, immagine di una sopravvivenza ostinata e, insieme, del mistero della gestazione artistica.
Nei dipinti, l’illuminazione proviene sempre da sinistra, come nella pittura religiosa occidentale da Beato Angelico in avanti, obbedendo a una convenzione che fa coincidere la traiettoria della luce divina con la direzione della lettura e della scrittura. L’occhio incontra prima la solidità della forma illuminata, poi scivola nell’oscurità che la consuma, una grammatica ottica che conferisce al soggetto lo statuto di icona. Entità-soglia plasmate attraverso un procedimento prelogico, le figure di Meade sembrano restituirci lo sguardo solo per lasciarci soli, in quello scambio, con la domanda su che cosa, esattamente, stiamo guardando.
Damien Meade
Idoli senza culto
Mostra
Quando
10/10/2026
10:00 - 13:30 / 15:00 - 19:30
Dove
Via Azzo Gardino, 14a, 40122 Bologna (Bologna)
Ingresso
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Quando: 10/10/2026
10:00 - 13:00
/
15:00 - 17:30
Dove:
Silvia Bruzzi
Nei quattro elementi la trasformazione
Mostra
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Quando: 10/10/2026
10:00 - 12:00
/
16:00 - 19:00
Dove:
Museo Civico delle Cappuccine
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IN PONTA D’PI
Quando: 10/10/2026
10:00 - 12:30
/
14:30 - 19:00
Dove:
Museo Civico delle Cappuccine
Officina Romagnola
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INTERFERENCE
Quando: 10/10/2026
09:30 - 12:30
/
16:30 - 19:30
Dove:
Fondazione Dino Zoli ETS