IN PONTA D’PI è il verso di una poesia di Nevio Spadoni scelto come titolo della mostra perché rispecchia un atteggiamento comune ai quindici autori coinvolti, tutti in qualche modo appartenenti a quella che si può definire una scuola di fotografia romagnola, che ha raggiunto esiti straordinari grazie alla ricerca di fotografi di generazioni diverse. Maestro e soprattutto compagno di strada è stato per tutti Guido Guidi, ormai riconosciuto come uno dei fotografi più importanti a livello internazionale sia per la sua instancabile ricerca che per l’attività didattica portata avanti soprattutto tra Ravenna e Venezia.
La mostra propone inoltre un focus su alcuni progetti fotografici nati in area romagnola a partire dal 1986 con i Figli del deserto (Fusignano), Architettur& e Spazio fotografico Gianluca Liverani (Ravenna, cavallo tra anni Novanata e Duemila), Lugo Land (2004, Lugo), NASTYNASTY (2008, Ravenna) Mycamera e Osservatorio fotografico (2009, Ravenna) e la Scuola elementare di fotografia (2023, Ravenna).
Da decenni insomma la Romagna è un’officina fotografica molto attiva. Un’officina – come recita il sottotitolo della mostra, che fa riferimento al saggio di Roberto Longhi sulla Pittura ferrarese – che si caratterizza sia per la presenza di singoli autori e autrici di grande valore che per una chiara tendenza alla progettazione collettiva, nel migliore spirito della tradizione cooperativa del territorio. Un’officina dove si è formato uno sguardo che alla curatrice Silvia Loddo piace definire dialettale, nel senso più alto del termine, come riferimento a una lingua che ha nutrito sia straordinari poeti che altrettanto straordinari fotografi, accomunati dalla capacità di registrare in punta di piedi la bellezza dell’ordinario.
La mostra è curata dal direttore del Museo delle Cappuccine Davide Caroli con la collaborazione di Silvia Loddo, storica dell’arte e studiosa di fotografia, attualmente direttrice della Pinacoteca Carlo Contini a Oristano, che si è formata tra Bologna, Ravenna, Parigi e Siena e per molti anni ha seguito da vicino le vicende della fotografia romagnola curando i progetti di osservatorio fotografico.