In questa ultima fase, lo spazio non è più soltanto un luogo da attraversare e il tempo non è più una successione di eventi. Le coordinate che fino a questo punto hanno orientato il cammino sembrano dissolversi, lasciando emergere una dimensione sospesa, nella quale il rapporto tra corpo, materia e ciò che la trascende diventa il centro. È proprio a partire da questa trasformazione che si apre la domanda sulla consistenza delle cose: su ciò che rende qualcosa presente, tangibile e reale, e su ciò che invece permane anche quando la sua consistenza materiale sembra dissolversi.
Le opere di Giorgia Guaglianone si sviluppano intorno alla memoria di un cielo perduto. In Ko au te awa, ko te awa ko au – «lo sono il fiume, il fiume è me» — un antico detto mãori diventa il punto di partenza per una riflessione sul rapporto tra individuo, ambiente e appartenenza. Il cielo, un tempo presenza costante del cammino, diviene progressivamente qualcosa da cercare: una realta che permane nella memoria proprio attraverso la sua assenza. Le alte strutture cilindriche, attraversate da velature cromatiche, si pongono così tra pittura, installazione e spazio. Non sono semplicemente immagini di un cielo, ma luoghi da attraversare. Lo spettatore è invitato a camminare tra queste presenze e a confrontarsi con la propria esperienza dello spazio, della perdita e della memoria. In a Search of the Lost Sky, attraverso la componente fotografica e videografica che accompagna il progetto, amplia questa ricerca trasformando il cielo perduto in una metafora del legame tra il sé e la circostanza, tra l’individuo e il luogo che lo accoglie.
Se prima è il paesaggio a farsi memoria e assenza, nella ricerca di Elisa Pini è il corpo stesso a diventare il luogo della trascendenza. La sua ricerca prende avvio dalla leggerezza corporea, mettendo in discussione la tradizionale opposizione tra materia e spirito. corpo, apparentemente pesante e terrestre, viene progressivamente alleggerito: le figure diventano vaporose, semitrasparenti, quasi sospese, mentre le texture ne conservano una dimensione ancora tattile e concreta. La materia non viene cancellata, ma trasformata in immateriale continua infatti a conservare una propria fisicità. Per questa esposizione, si apre inoltre alla dimensione del sacro e del trascendente. Corpi, gesti e immagini riconducibili alla preghiera e all’iconografia spirituale diventano strumenti attraverso cui interrogare il rapporto tra la fisicità dell’uomo e cio che egli percepisce come oltre la propria dimensione materiale. La natura stessa, spesso presente come elemento di appoggio o di relazione, perde la propria consistenza ordinaria e sembra partecipare della stessa sostanza dei corpi.
della consistenza delle cose
Una Torre Per l'Arte prosegue con il terzo appuntamento "Della consistenza delle cose" porta il percorso verso una dimensione dove spazio e tempo vengono oltrepassati
Mostra
Quando
10/10/2026
10:00 - 12:30 / 14:30 - 18:00
Dove
Via Castello, 46040 Castellaro Lagusello (Mantua)
Ingresso
aantonellabosio@virgilio.it
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AtelierArteDinamico
Via Castello
46040
Castellaro Lagusello
(Mantua)
Lombardy
Italy
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3355354951
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